La Gioconda compie 500 anni.
Quello della Gioconda o Monna Lisa è tra i volti più noti della storia. Quest’anno il ritratto di Monna Lisa compie 500 anni.: Leonardo lo iniziò nel 1503 e vi lavorò fino al 1506, anche se il genio vinciano non lo ritenne mai completato. È questa una data importante nella vita di Leonardo: lasciò Firenze per Milano ed ebbe i primi incarichi francesi, portando il con sé fino al 1513 e forse oltre, costantemente insoddisfatto del risultato.
Molto si è scritto sulla Gioconda fino alla mitizzazione. Tuttavia da due fra gli studiosi più autorevoli di Leonardo, Carlo Pedretti e Pietro C. Marani, apprendiamo che il mito della Gioconda è recente. Il ritratto era inizialmente conservato negli appartamenti reali di Fontainebleau, per poi andare nella Petite Galerie du Roi a Versailles e poi ancora nella stanza da letto di Napoleone. Per breve tempo fu conservato al Louvre per passare poi, nel 1801, nella camera da letto di Joséphine. Solo dopo l’incoronazione di Napoleone nel 1804, il dipinto tornò al Louvre e dando inizio alla stagione del mito.
Théophile Gautier collegò la grazia della figura leonardesca al culto dell’eterno femminino e della superiorità della donna teorizzata da Goethe nel 1831, in particolare con il mito della “femme fatale”. Gli studiosi romantici iniziavano a propagare il mito di Leonardo come uomo universale dotato di poteri quasi soprannaturali. Come si vede, la storia si ripete, se pensiamo alle gratuite sparate del Codice da Vinci e dei suoi emuli.
Ma chi è questa donna? Ecco un altro enigma che ha scatenato fantasie di ogni specie.
Documenti scoperti negli anni Novanta confermano la narrazione del Vasari: «Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di mona Lisa sua moglie; e quattro anni penatovi, lo lasciò imperfetto». L’identificazione della Gioconda con la sposa del commerciante fiorentino in piena ascesa sociale, è la più semplice e la più credibile.
Tuttavia, prima del 1991 e cioè prima del ritrovamento di tali documenti, erano state avanzate molte ipotesi identificative:
- Adolfo Venturi (1925) propose di riconoscere nella Gioconda la duchessa di Francavilla Costanza d’Avalos
- Pedretti, aveva proposto (1957) di identificare la dama con Pacifica Brandano
- Tanaka (1977) proponeva Isabella d’Este.
- Altri una certa signora Gualanda.
- Qualcuno perfino la madre di Leonardo.
- Recentemente si è voluto vedere il ritratto di Bianca Sforza.
Ma l’identificazione ha un’importanza relativa nella ritrattistica leonardesca. Per comprendere la mens del maestro in questo genere (di intento sempre moralizzante) basta guardare il ritratto di Ginevra Benci alla National Gallery di Washington (che contrariamente alla Gioconda ha un aria tristissima). La giovane donna si staglia sullo sfondo di un ginepro, allusivo al nome ma anche alla virtù. E sul retro della tavola si legge: Virtutem forma decorat (la bellezza adorna la virtù). Ciò che bisognava mettere in risalto in una dama del Cinquecento, più che la bellezza, era la moralità, la nobiltà d’animo, la purezza, la devozione… in una parola, la virtù. Ora, Leonardo non finì il dipinto della Gioconda, come è evidente da alcuni particolari. Dal 1503 fino alla morte continuò a lavorarci con esasperante lentezza e insoddisfazione, come appare dalla radiografia, che mostra una figura di base alquanto diversa. L’artista insomma andò trasformando il ritratto di Lisa in un ritratto ideale. E in questa chiave va interpretato lo strano paesaggio sullo sfondo, secondo l’interpretazione di Pedretti sul senso aereo dei paesaggi leonardeschi composti da orizzonti mobili e da più punti di osservazione, come in una sequenza cinematografica. E questo apre nuove possibilità interpretative.
Ma intanto, buon compleanno, chiunque tu sia.

















